Legacoop Emilia Ovest
Legacoop, una organizzazione moderna con 130 anni di storia
04 giugno 2015

Fondata nel 1886 sulla base delle esperienze mutualistiche e cooperativistiche mazziniane, liberali, socialiste e cattoliche, la Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, oggi Legacoop, è la più antica delle organizzazioni cooperative italiane. Le cooperative sono nate con l'obiettivo principale di difendere il reddito e il lavoro, superando le incertezze che il futuro poneva continuamente agli strati più deboli della società, sia come consumatori che come produttori. Con le cooperative i lavoratori si trasformavano da semplice forza lavoro a "imprenditori di se stessi". Nel corso dei decenni la cooperazione è diventata, grazie anche ad un impianto legislativo particolare, un sistema di imprese di fondamentale importanza per l'intera società italiana. Anche oggi la cooperazione valorizza quei soggetti economici che isolati sarebbero penalizzati dal mercato: agricoltori, lavoratori, artigiani, commercianti, consumatori, famiglie. Realizza cioè il diritto dei cittadini all’impresa senza il vincolo discriminante del possesso di capitali.

Nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza la cooperazione inizia a svilupparsi in particolare negli ultimi venti anni dell’800, in buona parte partendo dall’esperienza delle Società di Mutuo Soccorso. Il  nasce dalla volontà di Repubblicani, Liberali, Radicali, Cattolici, Socialisti, che vedono nella forma cooperativa uno strumento fondamentale per affrontare i problemi del lavoro, del progresso, dell’emancipazione delle classi più deboli, in un territorio –nella seconda metà dell’800 – ancora tra i più poveri d’Italia e dove ancora facevano fatica a svilupparsi attività che non fossero quelle dell’agricoltura latifondista. Il processo di sviluppo della cooperazione fu agevolato dalla costituzione della Lega Nazionale Cooperative e Mutue (Milano 1886) e dalla pubblicazione della legge (1889), che consentiva alle Pubbliche Amministrazioni di stipulare contratti d'appalto direttamente con cooperative di operai,. Nacquero decine di cooperative, per lo più fra operai e braccianti, ma anche fra artigiani e di consumo.

A Reggio Emilia la cooperazione ebbe il suo momento di massimo sviluppo raccogliendo in particolare gli insegnamenti e le esperienze del socialismo riformista di Camillo Prampolini, ma anche di parroci illuminati. Ci fu fin da subito la consapevolezza che le cooperative devono operare in sintonia tra loro, dando vita ad associazioni e consorzi. Nel 1889: si costituì la Federazione delle Cooperative di Lavoro e produzione. Nel 1901 nacque la Camera del Lavoro, una esperienza fondamentale per la cooperazione reggiana , che associava le cooperative, le leghe sindacali, le società di mutuo soccorso. “La Camera del Lavoro di Reggio Emilia, anziché essere una fabbrica di scioperi o un campo di sterili competizioni partigiane, lavorava seriamente a indirizzare il proletariato a valersi di tutte le forme economiche di organizzazione per agguerrirlo contro le ingiustizie giuridiche e le disuguaglianze sociali ereditate dal passato” (Antonio Maffi). Fondamentale fu il ruolo di Antonio Vergnanini (sostenitore della “cooperazione integrale”, primo segretario della Camera del Lavoro e “allievo” di Prampolini. Il “modello cooperativo reggiano”, con la Camera del lavoro, era un sistema di imprese autogestite guidate da un unico centro e solidali tra loro: nel 1903 nasce il Consorzio delle Cooperative di Consumo e Produzione, nel 1904 il Consorzio Cooperativo di Produzione e Lavoro (che costruì tra l’altro la ferrovia Reggio-Ciano, un’opera che fece scalpore nel mondo cooperativo e non solo. .
Particolarmente significativa anche l’esperienza della Cooperativa Agricola di Santa Vittoria, un paese della Bassa Reggiana dove buona parte delle attività economiche e anche culturali veniva organizzata in forma cooperativa. Le esperienze reggiane diventarono anche un punto di riferimento e discussione per la cooperazione internazionale, e per il movimento socialista.

A Parma Il fenomeno delle Società di Mutuo Soccorso ebbe grande sviluppo, ma conservò un carattere prevalentemente solidaristico, lontano dalla natura imprenditoriale che caratterizzò fin dall'inizio il cooperativismo. Già nel fervore degli anni postunitari, le prime iniziative di cooperazione nel Parmense risalgono alla Banca Popolare Parmense e Cooperativa di Consumo del popolo di Parma) e con la nascita di decine di cooperative alla fine dell’800.
Di particolare interesse è l'esperienza che si sviluppò a Fontanelle, una piccola frazione di un comune della Bassa Parmense, Roccabianca, il cui modello, definito "Cooperazione integrale di Fontanelle", è considerato tra i più evoluti rispetto ai tempi e ancora oggi oggetto di studi. Nel giro di pochi anni, i fontanelliani, guidati da Giovanni Faraboli, promossero la costituzione di cooperative in ogni settore produttivo: agricolo, costruttivo e artigiano. A questo si aggiunse una serie di interventi di carattere sociale, quali l'assistenza ai figli dei soci lavoratori, l'istituzione di corsi di alfabetizzazione per gli adulti, la costituzione di una biblioteca e, durante il periodo della grande guerra, l'assistenza alle famiglie dei militari al fronte. Nel dicembre del '17 viene fondata la Federazione delle Cooperative Agricole della Provincia di Parma che promuoverà la cooperazione in tutto il territorio provinciale, in particolare nell'area di Fontanelle ove, sino al 1922 si registrò un costante incremento degli affitti dei terreni e di conseguenza dell'occupazione. Fu in quell'anno che si può individuare la fine dell'esperienza cooperativa di Fontanelle e di gran parte di quella parmense: le squadre fasciste, respinte dalle Barricate di Parma, sulla via del ritorno alle proprie città, diedero sfogo alla propria violenza saccheggiando, distruggendo e bruciando tutte le cooperative di Fontanelle e della Bassa.

Piacenza vide un importante sviluppo della cooperazione tra il 1880 e il 1900, legato in particolare al mestiere artigiano, con la possibilità di investimento in altre aree, oltre a quella del consumo, grazie a due importanti fattori. Il primo fu la volontà di creare un organismo centrale che favorisse la nascita e lo sviluppo delle società: venne fondata la Camera del Lavoro, che finì con il diventare il perno del movimento cooperativo, seguita nel 1890 dalla Borsa del Lavoro piacentina, la prima in Italia. Il secondo fattore di sviluppo fu la comparsa del mondo cattolico sulla scena della cooperazione, in particolare grazie all’operato di monsignor Giovanni Battista Scalabrini, vescovo della diocesi di Piacenza dal 1876 al 1905. Alcuni dei principali esponenti del movimento cooperativo in questo periodo furono il piacentino Augusto Osimo, segretario della Società Umanitaria di Milano, Angelo Cabrini, nato a Codogno ma piacentino d’adozione, importante studioso della cooperazione, che contribuì alla fondazione di varie cooperativa e di vari quotidiani e importante studioso, e ancora Armando Sessi, segretario della Camera del Lavoro a Piacenza, Nino Mazzoni per quanto riguarda il versante operaio e Giovanni Raineri per quanto riguarda il versante agrario.

Il periodo fascista

Nel ventennio fascista lo sviluppo della cooperazione, ebbe una battuta d’arresto. Gli effetti della Grande Guerra sulla cooperazione si erano già fatti sentire, ma l’atteggiamento del regime fascista influì negativamente (e anche drammaticamente) sulla cooperazione. Sia per le scelte politiche e organizzative, ma anche per l’accanimento e le violenze verso molte cooperative, in particolare quelle di matrice socialista.
Il colpo inferto al sistema cooperativo di Fontanelle con i saccheggi e la distruzione di magazzini, spacci, officine e succursali ne è un esempio.  Ma saranno le leggi fasciste, con l'obbligo di iscrizione al Sindacato Italiano Cooperative, e la repressione poliziesca nei confronti dei dirigenti più capaci, che consentirono al regime di gestire direttamente gli appalti pubblici e il collocamento, che misero fine definitivamente a ogni esperienza di cooperazione riformista. Nonostante tutto ciò, lo spirito cooperativo rimaneva forte, e molte cooperative riuscirono a proseguire nella loro attività. Una significativa presenza fu quella nel settore lattiero-caserio, sia a Parma con il Consorzio Agrario Cooperativo Antonio Bizzozero e a Reggio Emilia con le Latterie Cooperative Riunite.

Il Dopoguerra

Che la cooperazione fosse nel Dna degli emiliani lo si capì appena conclusa la Seconda Guerra Mondiale.
Già nel 1945 a Reggio Emilia, Parma e Piacenza si ricostituisce la Lega delle Cooperative. Il lavoro autogestito in forma cooperativa, che sarà riconosciuto tra l’altro dalla nuova Costituzione, risulta particolarmente seducente per gli uomini e le donne dell’antifascismo, che avevano vissuto in prima persona la Resistenza.
La situazione economica in Emilia come in tutta Italia, nei primi anni del dopoguerra, è drammatica: le campagne impoverite, le industrie manifatturiere seriamente compromesse, le infrastrutture distrutte. La cooperazione dà fin da subito un contributo fondamentale alla ricostruzione di un tessuto economico e sociale indispensabile per la ricostruzione del Paese e ridare fiducia agli italiani.
Solo a Reggio Emilia nel dicembre del 1945, i soci erano già quasi 54.000 e 716 gli organismi cooperativi attivi in tutti i settori produttivi. L’unica grande risorsa allora in esubero, la mano d’opera (40.000 i disoccupati censiti), trova nella forma cooperativa lo strumento ideale per affrontare le sfide della ricostruzione. A Parma tra maggio e giugno e nei mesi seguenti, società cooperative di ogni tipo sorsero numerosissime in città e provincia. Alla fine del '46 le cooperative erano 393, con oltre 50.000 soci, che operavano in particolare nel settore agricolo, del consumo, della produzione e lavoro. A Piacenza nel dicembre del 1945 si svolse il primo congresso provinciale delle cooperative. Nel giro di qualche mese furono avviate oltre sessanta cooperative, di cui 44 di consumo.

Il nuovo sviluppo

Negli anni successivi per lo sviluppo della cooperazione si dimostra di grande importanza la costituzione dei consorzi di servizio, sia nel settore agricolo che della produzione e lavoro. Nascono (o rinascono ) importanti consorzi nel settore agroalimentare e delle costruzioni, come il Ccpl.
Già a metà degli anni Cinquanta il lungo e complesso processo di riorganizzazione della rete distributiva, con l'unificazione degli spacci cooperativi nelle piccole frazioni o paesi, che porterà alla nascita di Coop Nord Emilia (oggi Coop Consumatori Nordest).
Fu tra la fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Ottanta che la cooperazione a Reggio Emilia, Parma e Piacenza ebbe il proprio sviluppo più significativo, favorito dal clima politico e sociale particolarmente attento alla forma cooperativa e dagli interventi legislativi di quegli anni.
Le cooperative si strutturarono in modo da rispondere maggiormente alle esigenze del mercato, e in particolare a quelle dell'industria e degli Enti locali, sostenendone, nel corso dei decenni, lo sviluppo. In questa ottica di servizio alla comunità e alle imprese vennero costituite imprese di facchinaggio, di pulizie, di ristorazione collettiva, di trasporto, di progettazione, che andavano così ad incrementare il settore dei servizi, praticamente inesistente qualche anno prima. Anche la cooperazione culturale riuscì ad avere un ruolo importante.
Sono anni in cui il Movimento cooperativo assume una configurazione matura: le imprese acquisiscono sempre più una loro personalità, e nello stesso tempo i consorzi, pur mantenendo il ruolo di strutture al servizio delle cooperative, iniziano a caratterizzarsi anche per la loro autonomia imprenditoriale.
Gli anni Ottanta rappresentano un ulteriore momento di trasformazione: le unificazioni, la capacità delle cooperative di operare sempre più anche fuori dai confini territoriali, lo svilupparsi della cooperazione in settori nuovi e importanti (come quello dei servizi alle imprese e alle persone, del tuismo) fanno crescere l’esigenza di una nuova cultura d’impresa, di un approccio manageriale allo sviluppo, di una grande attenzione agli aspetti finanziari come supporto indispensabile allo sviluppo delle cooperative. Si pensi alla trasformazione del Ccfr (oggi Ccfs) in strumento finanziario
A metà degli Ottanta si costituirono, rispondendo a necessità oggettive e ad un diffuso senso di solidarietà, decine di cooperative sociali, finalizzate soprattutto all'assistenza socio-sanitaria, all'educazione e all'inserimento lavorativo di persone disagiate. Forte impulso a questo settore, si ebbe all'inizio degli anni Novanta, quando le Pubbliche Amministrazioni iniziarono a dare in appalto molti servizi sociali.

Oggi - La nascita di Legacoop Emilia Ovest

Gli ultimi due decenni, nonostante la crisi recente di alcuni settori e la situazione economico-finanziaria  globale di questi ultimi anni, testimoniano  un costante sviluppo della cooperazione, che riesce a collegare la sfida della modernizzazione delle imprese e della globalizzazione con il recupero dei principi fondativi della cooperazione come la solidarietà e la centralità del socio.
Gli aspetti peculiari della cooperazione, a cominciare dalla capacità di garantire occupazione vera  e coesione sociale, facendosi carico dei bisogni delle comunità locali, rappresentano sempre una risposta alle crisi di un sistema economico fondato prevalentemente sulla finanza. La Cooperazione, infatti garantisce il reinvestimento costante degli utili, il mantenimento sul territorio della ricchezza prodotta, l’impossibilità di vendere l’impresa e di assoggettarla a logiche puramente finanziarie. Le cooperative inoltre mantengono sempre viva la loro propensione alla mutualità esterna, con un costante impegno in azioni di sostegno alla cultura, allo sport, ai bisogni sociali e allo sviluppo dei paesi del Mondo più poveri (Si pensi in questo impegno al ruolo di Boorea Emilia Ovest).
Su sollecitazione di Legacoop Emilia-Romagna e dopo un percorso di riorganizzazione territoriale, nelle assemblee Congressuali del 14 novembre 2014, Legacoop Reggio Emilia, Legacoop Piacenza e Legacoop Parma hanno approvato il progetto di integrazione delle tre Leghe provinciali mediante la costituzione della nuova associazione Legacoop Emilia Ovest con decorrenza operativa dal 1° gennaio 2015. Legacoop Emilia Ovest, con sede legale a Reggio Emilia ed uffici territoriali a Parma e Piacenza, rappresenta le società cooperative, i loro consorzi, le società di mutuo soccorso, le società e le mutue nonché gli altri soggetti che riconoscano come loro propri, ed intendano realizzare, gli scopi della associazione stessa, che abbiano sede o svolgano attività o abbiano interessi nel territorio dell’Emilia Ovest.
Molte delle cooperative di Legacoop Emilia Ovest oggi sono attive in buona parte del territorio italiano e anche all'estero. Operano in numerosi mercati, anche in posizione di leadership nei rispettivi settori, come la grande distribuzione commerciale, le costruzioni, l’impiantistica, l’agricoltura e l’agroindustria, i trasporti, la ristorazione, i servizi alle imprese e alle persone, il finanziario, l’abitazione, il turismo. E anche la crisi attuale del settore costruzioni non ha messo in discussione la capacità delle cooperative di essere sempre presenti in un settore vitale per il nostro paese.
I tempi sono difficili, ma la cooperazione continua a svilupparsi e i cooperatori sanno reagire con determinazione e impegno.